Specismo

Indica l’attribuzione di una forma discriminatoria, un pregiudizio, una convinzione di cui gli animali umani si sentono superiori ad altre specie di animali non umani, e quindi secondo i quali, di dover usufruire di maggiori diritti. Nelle parti delle società moderne, è ancora ben presente questa forma di convinzione anche se la specie umana ne abbia preso una relativa coscienza.

Un rapporto di esso merita essere indagato in quanto sia una forma di discriminazione che risulta, interconnesso al sessismo. La storia della civiltà ci mostra come lo specismo non sia solo una forma di discriminazione “analoga” al sessismo, ma è il presupposto storico dei rapporti di dominio intraspecifici. Senza lo sfruttamento (in termini materiali della natura) infatti, non sarebbe stato possibile giungere all’attuale disuguaglianza sociale ed economica che è tutt’oggi alla base delle società classiste, belliciste e sessiste.

Un’intervista rilasciata da Marzia Mauriello, docente di Antropologia Medica presso l’Università Magna Græcia di Catanzaro spiega questa distinzione:

Dott.sa ci spiegherebbe quale è la relazione tra specismo e sessismo ?

– Marzia Mauriello : Le due nozioni sono collegate dall’idea di dominio che sottendono,

  • Lo specismo, riprendendo la definizione di chi ha coniato questo termine, il filosofo Peter Singer, “è una forma di pregiudizio, legato a un presupposto di superiorità, che induce a salvaguardare gli interessi dei membri della propria specie contro quelli dei membri di altre specie”

In altri termini, il presupposto, l’assunto su cui lo specismo si fonda, è l’intrinseca superiorità degli umani sulla natura e quindi, il diritto a dominarla.

  • Il sessismo è, invece, un processo discriminatorio sulla base dell’appartenenza di genere; anche qui, si presuppone una forma di sfruttamento di un sesso (genere), sull’altro, sulla scia di un’idea di superiorità di un sesso (genere) sull’altro. Nella storia di quel che si usa definire Occidente, questa dominanza – con relativa discriminazione che nel tempo ha assunto varie forme e che, purtroppo, ancora ci riguarda – è avvenuta sempre a spese del femminile. Anche oggi, ci troviamo di fronte a comportamenti e pratiche che possiamo definire, più che post-patriarcali, neo-patriarcali, meno evidenti ma pur sempre presenti. – Al centro delle due nozioni, l’androcentrismo; vale a dire, la centralità dell’uomo (qui nel suo pieno senso di genere maschile) e la sua prevaricazione, sulla donna e sulle altre specie. La relazione tra specismo e sessismo è stata bene indagata dal filone di studi angloamericano negli anni Novanta del secolo scorso. Alcune studiose di matrice femminista, tra le altre e gli altri, hanno rilevato la continuità tra questi due elementi portando come esempio una pratica alimentare che con disarmante evidenza ne mostra la relazione profonda: la dieta vegetariana. In che senso e In che modo?-Il vegetarianismo, ricordiamolo, è una scelta/pratica alimentare, un tipo di dieta, che prevede l’esclusione di alcuni alimenti; nella fattispecie, carne e pesce. Proprio la carne, legata all’attività di predazione, ha contribuito, da un lato, a sancire il dominio dell’umano sulle varie specie animali mentre, dall’altro, ha segnato evidentemente nel tempo una differenza di genere su base gerarchica, dal momento che, quella della caccia, è sempre stata un’attività tendenzialmente maschile. Questo, diciamo, è il primo elemento da cui partire per arrivare a illustrare come una specifica divisione delle attività, e i simbolismi a queste sottesi, hanno nel tempo segnato lo sfruttamento e il dominio del maschile sul femminile, oltre che rafforzato l’idea della legittimità del dominio dell’uomo sulle altre specie. Ecco che, secondo alcuni studiosi escludere la carne dalla propria dieta si traduce, in alcuni casi, in una scelta politica, in una vera e propria pratica di resistenza contro lo specismo e nel contempo, contro il sessismo. Non è un caso, dunque, che il movimento di Liberazione Animale in tutto il mondo abbia cominciato ad allargare il campo in cui originariamente si inscriveva.

Oggi, tale consapevolezza non è più patrimonio esclusivo di pochi, ma l’antispecismo ha la possibilità di porsi come ideale politico capace di ispirare una trasformazione radicale delle dinamiche stesse alla realtà: un movimento che mira, attraverso il cambiamento dei rapporti interspecifici, a trasformare anche i rapporti intraspecifici.

Nato come movimento Antispecista, World Animals Love, appoggia e condivide a tutti gli effetti le concrete basi etiche dell’Antispecismo, in quanto tale, nel non considerarsi superiori a nessuna altra forma dì vita.


Sia sempre il “rispetto” nel dare la forma, anche e sopratutto proprio la parte animale umana.

Lo Specismo, di nostra considerazione, è una forma di malattia e non possa essere il pensiero, o il diritto di sentirsi superiori ad altre specie, esseri, o/a nessun altro animale non umano essere senziente. #NoSpeciesism

Roberto Emme.

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